Decreto Scuola 2026: tutte le novità, dal tetto agli alunni stranieri al nuovo volto della scuola

Pubblicato il 25 settembre 2026 alle ore 10:50

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 24 settembre 2026 un nuovo decreto-legge dedicato alla scuola. Il provvedimento interviene su diversi aspetti del sistema di istruzione: dalla composizione delle classi all'integrazione degli alunni stranieri, dal diritto allo studio alla dispersione scolastica, fino alla revisione di alcuni percorsi della scuola secondaria.

Il tema che ha attirato maggiormente l'attenzione è senza dubbio quello relativo alla presenza degli alunni stranieri nelle classi. La misura, tuttavia, rappresenta soltanto una parte di un intervento più ampio che introduce numerose modifiche destinate a incidere sull'organizzazione delle scuole nei prossimi anni.

Il limite del 30% nelle classi prime

A partire dall'anno scolastico 2027/2028, le classi prime dovranno essere formate secondo criteri finalizzati a garantire una composizione equilibrata.

Il limite del 30% non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana. Nella scuola primaria, la disposizione prende in considerazione gli alunni che non sono nati in Italia oppure che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia nel nostro Paese.

L'obiettivo dichiarato dal Governo è quello di evitare una concentrazione eccessiva di studenti con una conoscenza ancora insufficiente della lingua italiana all'interno della stessa classe e favorire, attraverso una distribuzione più equilibrata, i percorsi di apprendimento e inclusione.

La questione assume quindi una dimensione prevalentemente linguistica e organizzativa. La nuova disciplina dovrà però essere accompagnata da strumenti concreti che consentano alle scuole di gestire efficacemente gli inserimenti e i percorsi di alfabetizzazione.

Più italiano per gli studenti e per le famiglie

Il decreto interviene anche sul rapporto tra scuola, studenti stranieri e famiglie.

Tra le misure previste figurano percorsi di apprendimento della lingua italiana destinati ai genitori stranieri quando le difficoltà linguistiche della famiglia incidono sul percorso scolastico dei figli. I corsi saranno organizzati attraverso i CPIA, i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti.

La partecipazione potrà assumere carattere obbligatorio in determinate situazioni, con la previsione di sanzioni economiche per chi, senza giustificato motivo, rifiuti di partecipare ai percorsi previsti.

La logica alla base dell'intervento è quella di considerare la conoscenza della lingua italiana non soltanto come uno strumento necessario per lo studente, ma come una condizione che coinvolge l'intero contesto familiare.

Stop al volto coperto negli istituti scolastici

Un'altra disposizione riguarda l'utilizzo di indumenti che impediscono il riconoscimento del volto all'interno delle istituzioni scolastiche.

Il decreto introduce disposizioni relative al divieto di accesso o permanenza con il volto integralmente coperto, prevedendo anche sanzioni. Il tema viene ricondotto dal provvedimento alle esigenze di riconoscibilità, sicurezza e regolare partecipazione alla vita scolastica.

Si tratta di una misura che interviene direttamente sul regolamento della vita scolastica e che sarà quindi destinata a interessare anche dirigenti, docenti e personale scolastico nella gestione delle situazioni concrete.

Più risorse per libri e diritto allo studio

Il decreto contiene anche interventi economici destinati a sostenere le famiglie nell'acquisto dei libri scolastici.

Secondo le anticipazioni sul provvedimento, la soglia ISEE per accedere al contributo viene innalzata da 30.000 a 40.000 euro. Sono inoltre previste risorse aggiuntive per ampliare la platea degli studenti interessati.

Nel complesso, vengono destinati ulteriori 21 milioni di euro al sostegno per i libri scolastici.

La misura assume particolare rilevanza in un periodo caratterizzato dall'aumento dei costi che le famiglie devono sostenere per l'istruzione dei figli.

70 milioni contro la dispersione scolastica

Un'altra parte significativa del decreto riguarda il contrasto all'abbandono scolastico.

Per il 2026 sono previsti 70 milioni di euro aggiuntivi destinati a interventi di orientamento, inclusione e contrasto alla dispersione.

L'obiettivo è intervenire soprattutto nei contesti caratterizzati da maggiori difficoltà educative e sociali, rafforzando quelle azioni che possono aiutare gli studenti a rimanere all'interno del percorso scolastico.

La dispersione, infatti, non rappresenta soltanto un problema legato al rendimento: spesso è il risultato di una combinazione di fattori economici, familiari, sociali, motivazionali e territoriali.

Torna il latino nella scuola secondaria di primo grado

Tra le novità del decreto compare anche la possibilità di introdurre un'ora di latino nella scuola secondaria di primo grado.

La nuova attività è prevista come insegnamento facoltativo, per un totale di 33 ore annuali, a partire dall'anno scolastico 2027/2028.

L'intervento modifica quindi l'offerta formativa della scuola media, lasciando alle famiglie e agli studenti la possibilità di scegliere questo percorso.

Cambia la denominazione degli istituti tecnici e professionali

Il decreto interviene anche sull'istruzione secondaria di secondo grado.

Tra le misure previste figura la trasformazione degli istituti tecnici in licei tecnologici e degli istituti professionali in licei professionali.

Si tratta di una modifica che non riguarda soltanto il nome degli istituti, ma si inserisce in un più ampio processo di revisione dell'offerta formativa della scuola secondaria.

Sarà necessario comprendere, nei successivi provvedimenti attuativi, come cambieranno concretamente i curricoli, gli indirizzi di studio e l'organizzazione didattica.

Più digitalizzazione nei servizi scolastici

Il provvedimento prevede inoltre nuove risorse per la digitalizzazione dei servizi del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Sono previsti 14 milioni di euro nel biennio 2026-2027 per interventi destinati alla digitalizzazione e alla realizzazione di una piattaforma unificata dei servizi.

La trasformazione digitale della scuola, quindi, non riguarda soltanto la didattica e l'utilizzo delle tecnologie in classe, ma anche la progressiva dematerializzazione dei servizi rivolti a studenti, famiglie, docenti e istituzioni scolastiche.

Una scuola chiamata a gestire cambiamenti sempre più complessi

Il nuovo decreto presenta dunque un quadro molto più articolato rispetto alla sola questione del numero di alunni stranieri nelle classi.

Da una parte troviamo misure sulla composizione delle classi e sull'apprendimento dell'italiano; dall'altra interventi economici, contrasto alla dispersione, innovazione digitale e revisione dell'offerta formativa.

Per le scuole la vera sfida sarà trasformare le disposizioni legislative in pratiche educative efficaci.

Una norma, infatti, può stabilire criteri per la formazione delle classi o destinare nuove risorse, ma il risultato concreto dipenderà dalla capacità degli istituti di utilizzare quegli strumenti per costruire ambienti realmente inclusivi.

La questione dell'integrazione linguistica è, in questo senso, particolarmente significativa. Distribuire gli studenti può incidere sulla composizione delle classi, ma non sostituisce il lavoro quotidiano di alfabetizzazione, mediazione culturale, personalizzazione degli apprendimenti e collaborazione con le famiglie.

Cosa cambia per le scuole

Nei prossimi mesi saranno soprattutto i provvedimenti attuativi a chiarire gli aspetti operativi del decreto.

Dirigenti scolastici, collegi dei docenti e famiglie dovranno confrontarsi con nuove regole relative alla formazione delle classi, all'organizzazione dei percorsi di italiano, all'utilizzo delle risorse e alla revisione dell'offerta formativa.

Per i docenti sarà quindi importante seguire non soltanto l'entrata in vigore del decreto, ma anche le successive indicazioni ministeriali.

Il punto

Il Decreto Scuola 2026 apre una nuova fase per il sistema di istruzione italiano.

Il tema degli alunni stranieri è certamente quello che ha prodotto il maggiore dibattito, ma il provvedimento interviene su un insieme molto più ampio di questioni: diritto allo studio, dispersione scolastica, alfabetizzazione, sicurezza, organizzazione delle classi, digitalizzazione e scuola secondaria.

Ora il passaggio decisivo sarà quello dall'annuncio all'attuazione.

Sarà infatti nella quotidianità delle scuole che si potrà comprendere l'impatto reale delle nuove disposizioni: nelle classi, nei rapporti con le famiglie, nel lavoro dei docenti e, soprattutto, nelle opportunità educative offerte agli studenti.


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