Nuove Indicazioni Nazionali: cosa cambia nella scuola italiana dal 2026/2027

Pubblicato il 16 settembre 2026 alle ore 12:32

Le Nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione rappresentano una delle principali novità del sistema scolastico italiano per l’anno scolastico 2026/2027.

Il nuovo quadro è stato adottato con il Decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito 9 dicembre 2025, n. 221, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 gennaio 2026. Il provvedimento sostituisce le Indicazioni Nazionali del 2012 e introduce un percorso di applicazione graduale, accompagnato dalla progressiva revisione dei curricoli di istituto.

Non siamo, dunque, di fronte a un semplice aggiornamento formale. Dopo più di un decennio dalle Indicazioni del 2012, la scuola è chiamata a confrontarsi con un contesto profondamente cambiato: nuove tecnologie, Intelligenza Artificiale, trasformazioni sociali e culturali, nuovi bisogni educativi e nuove modalità di accesso alle informazioni.

La vera sfida sarà quindi trasformare il nuovo documento nazionale in scelte concrete di progettazione didattica.

Dalle Indicazioni 2012 alle nuove Indicazioni

Le Indicazioni Nazionali del 2012 hanno rappresentato per oltre un decennio il riferimento fondamentale per la progettazione curricolare della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

Il nuovo documento ne mantiene alcuni elementi fondamentali, a partire dalla centralità della persona e dalla necessità di accompagnare ogni alunno nello sviluppo delle proprie potenzialità, ma propone una diversa attenzione al rapporto tra conoscenze, abilità e competenze.

Le nuove Indicazioni sottolineano infatti il valore delle conoscenze e dei saperi disciplinari, considerati una componente essenziale per costruire competenze, pensiero critico e capacità di stabilire connessioni tra ambiti diversi del sapere.

Il cambiamento può essere sintetizzato attraverso una domanda:

non soltanto "quali competenze deve raggiungere l'alunno?", ma anche "quali conoscenze solide sono necessarie per costruire quelle competenze?"

È una prospettiva importante, soprattutto in un'epoca nella quale la disponibilità pressoché illimitata di informazioni rende sempre più necessario distinguere tra informazione, conoscenza e comprensione.


La persona torna al centro del progetto educativo

Uno dei principi caratterizzanti delle nuove Indicazioni è la centralità della persona.

La scuola non viene considerata semplicemente come il luogo nel quale trasmettere conoscenze, ma come ambiente nel quale accompagnare bambini e ragazzi nella costruzione della propria identità, nella scoperta dei propri talenti e nello sviluppo delle proprie capacità.

Il nuovo documento attribuisce inoltre un ruolo significativo alla figura dell'insegnante, inteso non soltanto come trasmettitore di contenuti, ma come adulto competente capace di orientare, accompagnare e suscitare il desiderio di apprendere.

Questo significa restituire valore alla relazione educativa.

La tecnologia può ampliare enormemente le possibilità di apprendimento, ma non sostituisce la relazione tra docente e alunno, l'ascolto, il confronto, l'incoraggiamento e la capacità dell'insegnante di interpretare i bisogni della propria classe.


Conoscenze e competenze: una nuova sintesi

Uno degli aspetti più interessanti delle nuove Indicazioni riguarda il rapporto tra conoscenze e competenze.

Negli ultimi anni il dibattito scolastico ha spesso contrapposto, almeno implicitamente, la trasmissione dei contenuti e lo sviluppo delle competenze.

Le nuove Indicazioni cercano di superare questa contrapposizione.

Una competenza autentica, infatti, non nasce dal nulla: richiede conoscenze, linguaggio, concetti, procedure e strumenti che l'alunno deve progressivamente acquisire e comprendere.

Da qui deriva l'importanza dei saperi essenziali.

La scuola non è chiamata ad aumentare indefinitamente il numero degli argomenti affrontati, ma a individuare ciò che è realmente significativo, costruendo apprendimenti profondi e duraturi.

La domanda non dovrebbe essere:

"Quanti contenuti siamo riusciti a svolgere?"

ma:

"Quali conoscenze sono diventate realmente patrimonio dell'alunno?"


Una scuola chiamata a governare la tecnologia

Uno dei cambiamenti più evidenti rispetto al 2012 riguarda il contesto tecnologico nel quale oggi crescono bambini e ragazzi.

Nel 2012 smartphone, social network, piattaforme digitali e Intelligenza Artificiale non avevano ancora assunto il peso che hanno oggi nella vita quotidiana.

Le nuove Indicazioni affrontano quindi il tema del governo della tecnologia, sottolineando l'esigenza di formare un pensiero capace di utilizzarla in modo consapevole, critico e responsabile.

La questione non è dunque semplicemente introdurre più tecnologia nelle aule.

La vera sfida è insegnare agli alunni a comprendere la tecnologia.

Questo significa sviluppare capacità di:

  • valutare le informazioni;

  • riconoscere contenuti inattendibili;

  • comprendere i meccanismi degli strumenti digitali;

  • proteggere dati e identità;

  • utilizzare consapevolmente l'Intelligenza Artificiale;

  • riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni online;

  • utilizzare gli strumenti digitali per creare e non soltanto per consumare contenuti.

La scuola digitale, quindi, non dovrebbe essere semplicemente una scuola con più dispositivi.

Dovrebbe essere una scuola capace di educare al pensiero critico nell'epoca digitale.


Il ruolo del docente

In questo scenario assume particolare importanza la professionalità docente.

Il docente delle nuove Indicazioni è chiamato a essere contemporaneamente:

  • esperto della propria disciplina;

  • educatore;

  • mediatore culturale;

  • guida nel processo di apprendimento;

  • promotore del pensiero critico;

  • facilitatore delle relazioni;

  • accompagnatore nei processi di orientamento.

La tecnologia può fornire informazioni, proporre esercizi, generare testi e immagini, ma non può sostituire la responsabilità educativa dell'insegnante.

Da questo punto di vista, le nuove Indicazioni sembrano collocare la tecnologia all'interno di una prospettiva più ampia: non tecnologia al posto dell'insegnante, ma tecnologia governata dall'insegnante secondo finalità pedagogiche precise.


Il nuovo curricolo: una responsabilità delle scuole

Una delle conseguenze più importanti del nuovo decreto riguarda il Curricolo di Istituto.

Il regolamento stabilisce che dall'anno scolastico 2026/2027 le nuove Indicazioni vengano adottate a partire dalle classi prime della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, procedendo gradualmente alla rielaborazione del curricolo di istituto. Le Indicazioni precedenti continuano invece ad applicarsi alle classi intermedie già funzionanti nell'anno scolastico 2025/2026 fino alla conclusione dei rispettivi percorsi.

Per le scuole si apre quindi un periodo di transizione.

Non sarà necessario riscrivere tutto il curricolo in pochi mesi.

Sarà invece necessario costruire un percorso di analisi, confronto e progressiva revisione.


Cosa dovrebbero fare concretamente le scuole?

Il primo passaggio dovrebbe essere una lettura collegiale delle nuove Indicazioni.

Successivamente, ogni istituto dovrebbe procedere a una vera e propria mappatura del curricolo esistente.

Per ogni disciplina sarebbe opportuno verificare:

  • quali obiettivi rimangono validi;

  • quali conoscenze devono essere riviste;

  • quali contenuti risultano sovrapposti;

  • quali apprendimenti devono essere anticipati o posticipati;

  • quali competenze devono essere riformulate;

  • quali collegamenti interdisciplinari possono essere rafforzati;

  • come cambia la progressione tra i diversi ordini di scuola.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla continuità verticale.

Il curricolo di un istituto comprensivo non dovrebbe essere una semplice somma di curricoli della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria.

Dovrebbe rappresentare un unico percorso progressivo, nel quale ogni apprendimento prepara quello successivo.


La storia e la revisione delle progressioni

Un esempio significativo è rappresentato dalla disciplina storia.

Il nuovo regolamento prevede una specifica disposizione transitoria: nell'anno scolastico 2027/2028, le classi terze della scuola primaria anticiperanno l'adozione delle nuove Indicazioni limitatamente alla storia.

Questa scelta rende particolarmente importante il lavoro di raccordo tra classi e ordini di scuola.

Il rischio da evitare è quello di creare:

  • ripetizioni;

  • lacune;

  • sovrapposizioni;

  • discontinuità nella costruzione delle conoscenze.

La revisione del curricolo dovrà quindi essere verticale e non semplicemente disciplinare.


Dal programma ai saperi essenziali

Uno dei possibili effetti positivi della revisione potrebbe essere quello di superare definitivamente una concezione quantitativa dell'insegnamento.

Un curricolo efficace non è quello che contiene il maggior numero di argomenti.

È quello che individua con chiarezza ciò che vale la pena apprendere.

Per ogni disciplina sarebbe quindi utile individuare:

Nuclei fondanti

I concetti strutturali della disciplina.

Conoscenze essenziali

Ciò che l'alunno deve realmente conoscere e comprendere.

Abilità

Ciò che deve saper fare utilizzando quelle conoscenze.

Competenze

La capacità di mobilitare conoscenze e abilità in situazioni significative.

Evidenze

Ciò attraverso cui la scuola può osservare concretamente l'apprendimento.

Questo modello consente di collegare in modo più coerente curricolo, progettazione e valutazione.


La valutazione dovrà essere coerente con il curricolo

Anche la valutazione è inevitabilmente coinvolta nel processo di revisione.

Se il curricolo pone al centro comprensione, ragionamento, problem solving, argomentazione e capacità di utilizzare le conoscenze, anche le prove dovranno consentire di osservare tali dimensioni.

Non significa abbandonare le verifiche tradizionali.

Significa affiancarle, quando opportuno, a:

  • compiti autentici;

  • problemi complessi;

  • produzioni personali;

  • attività laboratoriali;

  • osservazioni sistematiche;

  • rubriche valutative;

  • momenti di autovalutazione.

La valutazione dovrebbe diventare sempre più uno strumento per documentare il percorso di apprendimento e orientare l'alunno, non soltanto per attribuire un risultato.


Inclusione e personalizzazione

La revisione delle Indicazioni può diventare anche un'occasione per verificare la qualità inclusiva del curricolo.

Un curricolo realmente inclusivo dovrebbe prevedere fin dalla progettazione:

  • differenti modalità di accesso ai contenuti;

  • mediatori didattici;

  • materiali accessibili;

  • strumenti digitali;

  • strategie cooperative;

  • attività laboratoriali;

  • differenti modalità di espressione degli apprendimenti.

L'inclusione non dovrebbe essere considerata un capitolo separato del curricolo.

Dovrebbe essere una caratteristica strutturale della progettazione didattica.


Nuove Indicazioni: non una semplice riscrittura

Il rischio maggiore sarebbe interpretare le nuove Indicazioni come un adempimento burocratico.

Cambiare un documento Word, aggiornare alcune intestazioni e inserire nuovi riferimenti normativi non significa aver rinnovato il curricolo.

Il vero cambiamento avviene quando il nuovo quadro nazionale modifica concretamente il modo in cui la scuola:

seleziona i saperi → organizza gli apprendimenti → progetta le attività → utilizza la tecnologia → valuta i risultati.

Per questo la revisione dovrebbe coinvolgere l'intero collegio dei docenti e non essere affidata esclusivamente alla funzione strumentale PTOF o a un piccolo gruppo di lavoro.


Una possibile roadmap per il 2026/2027

Le scuole potrebbero organizzare il lavoro in quattro fasi.

1. Conoscere

Lettura e analisi delle nuove Indicazioni da parte dei docenti.

2. Confrontare

Analisi comparativa tra Indicazioni 2012 e Indicazioni 2025.

3. Progettare

Revisione progressiva del curricolo verticale, dei nuclei fondanti, delle conoscenze essenziali e degli obiettivi.

4. Sperimentare e verificare

Applicazione nelle classi interessate, monitoraggio e successiva revisione.

In questo modo il curricolo non sarebbe un documento statico, ma uno strumento professionale vivo, capace di evolvere insieme alla scuola.


Una nuova idea di scuola

Le nuove Indicazioni Nazionali arrivano in un momento nel quale la scuola si trova davanti a una trasformazione profonda.

L'Intelligenza Artificiale sta modificando il modo in cui si cercano informazioni, si producono testi e immagini, si studia e si comunica.

I bambini crescono in un ambiente nel quale l'accesso all'informazione è praticamente immediato.

In questo scenario la scuola non può competere con la quantità di informazioni disponibili.

Può però fare qualcosa di molto più importante:

insegnare a comprenderle.

Può insegnare a distinguere il vero dal falso, il rilevante dal superfluo, l'informazione dalla conoscenza, la risposta dalla comprensione.

Ed è proprio qui che il ruolo della scuola assume ancora maggiore valore.

Conclusione

Le Nuove Indicazioni Nazionali non rappresentano soltanto un nuovo documento ministeriale.

Sono l'occasione per interrogarsi su che cosa significhi oggi educare, insegnare e apprendere.

Il passaggio dalle Indicazioni del 2012 al nuovo quadro del 2025/2026 avviene dopo quattordici anni nei quali la società, la tecnologia e il modo di accedere alla conoscenza sono profondamente cambiati. Il decreto riconosce esplicitamente questa trasformazione e prevede una progressiva rielaborazione del curricolo di istituto.

La sfida, per ogni scuola, sarà quindi evitare che le nuove Indicazioni rimangano confinate nei documenti ufficiali.

Dovranno entrare nelle aule, nelle progettazioni, nelle attività, nelle relazioni e nelle esperienze quotidiane degli alunni.

Perché un curricolo diventa realmente innovativo non quando cambia il testo che lo descrive, ma quando cambia ciò che ogni giorno accade nella classe.


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