Zerocalcare e il racconto delle fragilità contemporanee: un viaggio psicologico tra Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo

Pubblicato il 3 giugno 2026 alle ore 14:40

Negli ultimi anni Zerocalcare è riuscito a conquistare un pubblico vastissimo non soltanto grazie alla sua ironia pungente e al linguaggio diretto, ma soprattutto per la straordinaria capacità di raccontare il mondo interiore delle persone. Le sue opere, infatti, non si limitano a descrivere eventi o situazioni quotidiane: scavano nelle emozioni più profonde, nelle contraddizioni dell'animo umano e nelle difficoltà relazionali che caratterizzano la società contemporanea.

Le serie animate Strappare lungo i bordi (2021) e Questo mondo non mi renderà cattivo (2023), entrambe prodotte per Netflix, rappresentano probabilmente il punto più alto di questa ricerca narrativa. Dietro il tono apparentemente leggero e le continue battute si nasconde una riflessione intensa sul disagio psicologico, sull'ansia, sul senso di colpa, sulla perdita, sull'identità e sul bisogno fondamentale di sentirsi compresi.

L'ansia come compagna di viaggio

Uno degli aspetti più evidenti nelle opere di Zerocalcare è la rappresentazione dell'ansia. Non si tratta dell'ansia spettacolarizzata o patologizzata che spesso compare nei prodotti televisivi, ma di quella forma sottile e persistente che accompagna molte persone nella vita quotidiana.

Il protagonista vive costantemente immerso in un flusso di pensieri che lo porta a mettere in discussione ogni scelta, ogni parola pronunciata e ogni relazione. Questo meccanismo mentale appare perfettamente incarnato dall'Armadillo, personaggio simbolico che rappresenta la sua voce interiore.

L'Armadillo non è semplicemente una coscienza morale. È la materializzazione delle paure, delle insicurezze e delle strategie difensive che ciascuno utilizza per proteggersi dalla sofferenza emotiva. Attraverso questo personaggio, Zerocalcare mostra come la mente possa diventare contemporaneamente un rifugio e una prigione.

Molti spettatori si riconoscono in questa continua tendenza all'iper-riflessione, tipica di chi vive stati ansiosi: il bisogno di controllare tutto, la paura di sbagliare e la sensazione di non essere mai sufficientemente preparati ad affrontare la realtà.

Il peso del senso di colpa in Strappare lungo i bordi

Se dovessimo individuare il nucleo psicologico centrale di Strappare lungo i bordi, questo sarebbe sicuramente il senso di colpa.

Per gran parte della serie il racconto procede come una successione di episodi apparentemente scollegati, caratterizzati dall'umorismo tipico dell'autore. Tuttavia, man mano che la narrazione avanza, emerge una verità dolorosa: il protagonista sta cercando di elaborare la morte dell'amica Alice.

La scoperta finale costringe lo spettatore a rileggere retrospettivamente l'intera storia. Tutti i dubbi, le esitazioni e le riflessioni del protagonista assumono un significato diverso.

Dal punto di vista psicologico, la serie racconta uno dei processi emotivi più complessi che un essere umano possa vivere: la ricerca di una spiegazione dopo una perdita.

Quando perdiamo qualcuno a cui vogliamo bene, soprattutto in circostanze difficili da comprendere, la mente tende spesso a cercare responsabilità personali. Nascono così domande dolorose:

  • Avrei potuto fare qualcosa?

  • Avrei dovuto accorgermene?

  • Se fossi stato più presente sarebbe andata diversamente?

Questi interrogativi non trovano quasi mai una risposta definitiva, ma rappresentano una tappa frequente nel percorso di elaborazione del lutto.

Zerocalcare riesce a raccontare questo meccanismo con una sensibilità straordinaria, mostrando come il dolore non sia sempre evidente e come spesso venga nascosto dietro il sarcasmo, le battute e le routine quotidiane.

La difficoltà di comunicare le proprie emozioni

Entrambe le opere affrontano un tema estremamente attuale: l'incapacità di esprimere il proprio disagio emotivo.

I personaggi parlano molto, scherzano continuamente e condividono esperienze comuni. Eppure, quando si tratta di affrontare le proprie fragilità, il dialogo si interrompe.

Questa dinamica riflette una caratteristica molto diffusa nella società contemporanea. Viviamo in un'epoca in cui la comunicazione è costante, ma non sempre autentica. È possibile trascorrere anni accanto a una persona senza conoscere davvero le sue paure più profonde.

Alice, in Strappare lungo i bordi, e Cesare, in Questo mondo non mi renderà cattivo, rappresentano due esempi differenti di questa difficoltà comunicativa.

Entrambi vivono una sofferenza interiore che rimane in gran parte invisibile agli occhi delle persone che li circondano. Non perché nessuno si interessi a loro, ma perché il disagio psicologico spesso si nasconde dietro comportamenti apparentemente normali.

L'amicizia come spazio di cura

Uno degli aspetti più belli delle opere di Zerocalcare riguarda la rappresentazione dell'amicizia.

In un panorama culturale spesso dominato dalle relazioni sentimentali, l'autore restituisce centralità ai legami amicali come fonte di sostegno psicologico e crescita personale.

I rapporti tra Zero, Sarah e Secco sono caratterizzati da ironia, conflitti, incomprensioni e affetto profondo. Non si tratta di amicizie idealizzate, ma di relazioni autentiche, nelle quali convivono vicinanza e distanza, comprensione e fraintendimento.

Dal punto di vista psicologico, queste relazioni mostrano una verità fondamentale: nessuno cresce da solo.

L'essere umano costruisce la propria identità attraverso il confronto con gli altri e trova nelle relazioni significative una delle principali risorse per affrontare le difficoltà della vita.

Il bisogno di appartenenza in Questo mondo non mi renderà cattivo

Se Strappare lungo i bordi è principalmente una riflessione sul dolore individuale, Questo mondo non mi renderà cattivo amplia lo sguardo verso il disagio sociale.

La figura di Cesare diventa emblematica di un bisogno umano fondamentale: sentirsi parte di qualcosa.

La psicologia sociale insegna che il bisogno di appartenenza rappresenta una delle motivazioni più profonde dell'essere umano. Quando una persona si sente esclusa, invisibile o marginalizzata, può sviluppare sentimenti di rabbia, frustrazione e risentimento.

Cesare incarna proprio questa condizione.

La sua fragilità non nasce soltanto da problematiche personali, ma dalla sensazione di non avere più un posto nel mondo. Il desiderio di essere riconosciuto e valorizzato lo rende vulnerabile all'influenza di gruppi che offrono identità semplici e risposte immediate a problemi complessi.

Zerocalcare affronta questo tema con grande maturità, evitando giudizi superficiali e cercando invece di comprendere i meccanismi psicologici che possono spingere una persona verso determinate scelte.

La paura di diventare adulti

Un altro elemento comune alle due serie riguarda il difficile rapporto con l'età adulta.

I protagonisti appartengono a una generazione cresciuta tra promesse di realizzazione personale e condizioni di crescente precarietà economica e sociale.

Ne emerge una sensazione costante di inadeguatezza.

I personaggi sembrano vivere in una terra di mezzo: non più adolescenti, ma nemmeno completamente adulti. Continuano a interrogarsi sul proprio valore, sulle proprie scelte e sul significato del futuro.

Questa condizione esistenziale rappresenta una delle principali fonti di ansia delle generazioni contemporanee e viene raccontata da Zerocalcare con straordinaria autenticità.

Vulnerabilità e autenticità: il vero messaggio di Zerocalcare

Ciò che rende queste opere così potenti è la capacità di trasformare la vulnerabilità in una forma di racconto universale.

Zerocalcare non propone eroi invincibili né soluzioni semplici. I suoi personaggi sbagliano, hanno paura, si sentono persi, si contraddicono continuamente.

Proprio per questo risultano profondamente umani.

In un contesto culturale che spesso valorizza l'efficienza, la performance e il successo, le sue storie ricordano che la fragilità non rappresenta un difetto, ma una componente inevitabile dell'esperienza umana.

Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo sono molto più di due serie animate. Sono una riflessione intensa sulla salute mentale, sulle relazioni, sul dolore e sul bisogno di appartenenza. Attraverso l'umorismo e l'autobiografia, Zerocalcare riesce a dare voce a emozioni che spesso rimangono nascoste, offrendo agli spettatori qualcosa di raro: la possibilità di sentirsi compresi nelle proprie imperfezioni.


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